Crea sito

La guerra di Liberazione al Colle del Lys 1943-1945

Fin dall’autunno del 1943, il colle del Lys – caratterizzato dalla vicinanza alla pianura torinese, dal’essere crocevia tra le valli di Susa, di Lanzo, della Ceronda e del Casternone e dalla fitta presenza di borgate ed edifici utilizzati dai pastori per l’allevamento transumante – diventa rifugio per chi si ribella all’occupazione nazista e al risorgere del fascismo.

Nei mesi di marzo e maggio dell’anno seguente, i partigiani devono affrontare pesanti rastrellamenti, pianificati dal Comando regionale tedesco nell’ambito di un’offensiva finalizzata a rispondere alla maggiore e più organizzata presenza delle forze della Resistenza sulle montagne a nord-ovest di Torino. Nella tarda primavera, quando le bande di ribelli prendono ad ingrandirsi per l’afflusso dei renitenti al bando d’arruolamento della Repubblica sociale italiana (Rsi), diventa necessario progettare formazioni meglio strutturate. Nella zona del colle del Lys, le bande dislocate a monte di Valdellatorre, Almese, Villardora e Condove confluiscono nella 17^ brigata Garibaldi intitolata a Felice Cima, membro del Comando militare unificato della val di Susa caduto il 27 novembre 1943. Insieme con le altre formazioni valsusine, la brigata confluisce contestualmente nella III divisione “Garibaldi”.Per alleggerire la pressione nazifascista sui centomila lavoratori di Torino e provincia che scioperano su indicazione del Comitato di liberazione nazionale (Cln) per impedire il trasferimento degli impianti industriali in Germania, nella seconda metà di giugno il comando delle formazioni garibaldine della val di Susa concepisce un’offensiva manovrata capace di coinvolgere tutte le forze della Resistenza presenti tra il Canavese e la val Sangone. In questo contesto, la notte del 25 giugno la “Felice Cima” attacca il castello di Rivoli dove sono insediati i comandi della Scuola allievi ufficiali della Guardia nazionale repubblicana e dell’Artillerie–Regiment della Waffen–Grenadier–Brigade der SS, ma deve ritirarsi quando alcune autoblindo tedesche sopraggiungono da Torino.I nazisti rispondono all’offensiva pianificando un rastrellamento che, su scala locale, ha anche altri scopi: riprendere il controllo della val di Susa, la cui importanza nelle comunicazioni internazionali è cresciuta dopo che ad inizio giugno gli Alleati hanno effettuato lo sbarco in Normandia; porre fine alle incursioni dei partigiani nella cintura occidentale di Torino; isolare le valli di Lanzo, appena proclamate ”zona libera” dalla Resistenza. Nella notte tra il I ed il 2 luglio, un migliaio di nazifascisti protetti da carri armati e sidecar muniti di mitragliatrici pesanti salgono al colle del Lys dal versante valsusino. Le sentinelle della “Felice Cima”danno l’allarme all’alba, tuttavia il comando garibaldino sa di non poter contrastare l’attacco per carenze d’armamento e ordina di coprire la fuga della maggior parte degli effettivi, molti dei quali appena giunti in montagna e non ancora addestrati. Il sacrificio di sei partigiani permette di porre in salvo il grosso della brigata sui monti Rognoso e Civrari e nelle borgate di Niquidetto e Col San Giovanni, ma 26 giovani,incamminatisi per errore in direzione di Richiaglio, sono intercettati dai fascisti e trucidati; solo due giorni dopo, a rastrellamento concluso, i compagni possono ricomporne le salme e seppellirle in una fossa comune presso la borgata Airetta. Il colpo subìto non distrugge la “Felice Cima”: gradualmente, i partigiani dispersi tornano alle proprie sedi, si riorganizzano e prendono a crescere di numero fino a diventare circa 450, divisi tra nove distaccamenti. La notte del 18 agosto, 170 partigiani valsusini, la maggior parte dei quali appartiene alla 17^, si spingono alla periferia di Torino per colpire lo stabilimento della Fiat Aeronautica, particolarmente attivo nella produzione bellica: sabotano gli aerei tedeschi presso il Campo volo di Collegno, distruggono documenti e progetti industriali e prelevano ingenti quantitativi d’armi e carburanti oltre che diversi ostaggi militari.
Nuovi colpi di mano, finalizzati all’approvvigionamento alimentare e non, sono condotti dalla “Felice Cima” tra l’estate e l’autunno. Dalla Manifattura tabacchi di Torino si asporta oltre una tonnellata di sigarette; dal magazzino del comando fascista di Rivoli si prelevano parecchi quintali di cereali; dalla tenuta de La Mandria a Venaria Reale si sottrae una cinquantina di capi di bestiame destinati al Comando tedesco; nella fabbrica dolciaria Wamar e nei docks dei formaggi a Torino si requisiscono prodotti alimentari.
E’ importante notare come i partigiani condividano ogni risorsa con i montanari, per i quali la sopravvivenza quotidiana è penosa. Proprio l’appoggio dei civili diventa così determinante per consentire il potenziamento delle attività della brigata, che nella frazione Mompellato allestisce un’infermeria, nella borgata Favella insedia un distaccamento femminile incaricato di effettuare servizi di comunicazioni e sartoria e pubblica giornali ciclostilati come “Sentinella garibaldina”, organo del Comando, e “Saetta garibaldina”, “Le tre vedette”, “Il partigiano” e “I cavalieri della macchia”, curati da alcuni distaccamenti.
A fine estate, l’eccesso di effettivi consiglia il comando della III divisione di dividere la “Felice Cima”,  formando la 113^ “Giovanni Rocci”, schierata sopra Condove. Nello stesso periodo, è però destinata a spegnersi ogni speranza di rapida cacciata dei nazifascisti dall’Italia. Gli sbarchi in Normandia e, a metà agosto, in Provenza mostrano come la strategia degli Alleati anteponga la liberazione della Francia – conclusa a fine settembre – a quella del nostro Paese. Dal canto loro, perdute Roma (il 4 giugno) e Firenze (tra il 3 ed il 13 di agosto), i tedeschi riformano una linea difensiva sull’appennino tosco-emiliano (Linea gotica), lanciano offensive che causano la caduta delle “zone libere” partigiane – inclusa quella delle valli di Lanzo – e moltiplicano le rappresaglie contro la popolazione civile. Il 13 novembre, il comandante delle forze alleate in Italia emana un proclama via radio, con il quale invita le formazioni della Resistenza a sospendere le azioni militari su larga scala fino alla primavera successiva. Per i partigiani, l’inverno si prospetta difficilissimo: ai problemi logistici si somma l’esigenza di proteggere gli impianti e le infrastrutture industriali dai sabotaggi nazifascisti, oltre che la necessità di fronteggiare i rastrellamenti, che, in val di Susa, servono a mantenere aperta una via di transito fondamentale verso il confine alpino. All’inizio di gennaio del 1945, la “Felice Cima”, avvertita dal Servizio d’informazione militare che si sta preparando un rastrellamento nella zona del col del Lys, sposta circa 400 suoi uomini, divisi per distaccamenti, tra Torino, Collegno, Pianezza, Alpignano, Druento, San Gillio e Varisella. Grazie a questo provvedimento, riesce a limitare le perdite umane (un partigiano ucciso ed undici arrestati), ma non quelle di armamenti e, soprattutto, viveri ed attrezzature. Il 21 dello stesso mese, un secondo attacco nazifascista costa la fucilazione a tre partigiani.
A marzo, in accordo con gli Alleati il Cln forma il Corpo volontari della libertà (Cvl), organismo militare che opera la generale ristrutturazione delle formazioni: la III Divisione Garibaldi assume così il nome di 42^ Divisione unificata. Proprio quando sembra prossima l’offensiva finale, il 29 del mese un rastrellamento colpisce la “Felice Cima”, causando l’uccisione del comandante, del vicecomandante e di quattro partigiani.
E, ancora, il 4 aprile a Rubiana vengono catturati in un’imboscata e fucilati altri tre partigiani. Il 9 aprile, gli Alleati scagliano l’attacco decisivo contro la Linea gotica, mentre qualche giorno dopo il loro comandante comunica via radio alle forze della Resistenza che è iniziata l’ultima battaglia. La sera del 25, quando le armate tedesche hanno già iniziato a ritirarsi, perviene ai comandi partigiani l’ordine di applicare il piano insurrezionale E 27. Nelle fabbriche torinesi, come in quelle di tutto il Nord, è proclamato lo sciopero generale, mentre le formazioni convergono sulla pianura da monti e colline. La “Felice Cima” è dislocata nella zona nord-occidentale di Torino, in parte nei paesi della cintura e in parte nell’abitato cittadino, a salvaguardia delle principali fabbriche e dei nodi infrastrutturali. Poi, il 1° maggio finalmente si festeggiano la Liberazione e la conclusione della guerra.

 

 

 

 

I caduti della 17° Brigata Garibaldi “Felice Cima”

You are donating to : Comitato Resistenza Colle del Lys

How much would you like to donate?
$10 $20 $30
Would you like to make regular donations? I would like to make donation(s)
How many times would you like this to recur? (including this payment) *
Name *
Last Name *
Email *
Phone
Address
Additional Note
paypalstripe
Loading...