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Le fondamenta della memoria 1945-1991

Nel 1945, dopo la Liberazione fu eretto un simulacro di monumento come testimonianza a ricordo dei Caduti Partigiani d’Italia su iniziativa di un valligiano di Villardora, Attilio Badone, con la fattiva collaborazione come sempre esemplare di don Evasio Lavagno, parroco di Mompellato – Rubiana al posto dove esisteva prima della guerra di Liberazione un fascio littorio abbattuto subito dopo il 25/7/1945 [sic n.d.r.] a circa 50 mt. A destra venendo da Rubiana , prima del Colle del Lys. Sullo stesso Cippo ad opera di alcuni partigiani fu subito posto una lapide commemorativa (il cippo sorgeva su terreno privato). Fra i più attivi si ricordano Giuseppe Monfrino “Pino”, Giuseppe Kovacic “Rosa” Vittorio Blandino “Vittorio”, Cesare Mondon “Rino” ed altri, sempre con la collaborazione di don Lavagno. La stessa lapide portava inciso “8-9-1943 – 26-4-1945 Fermati o passeggero e medita: in questa valle per la Libertà caddero dei Partigiani d’Italia” di fianco su marmo furono incisi i nomi dei Caduti della 17^ Brigata Garibaldi “Felice Cima. Le manifestazioni per le commemorazioni avvenivano tutti gli anni l’8 settembre o la domenica vicina. Con il passare degli anni i promotori del Cippo costituirono un vero Comitato formato da vari comandanti partigiani: l’animatore principale fu sempre Pino Monfrino con “Rosa” Giuseppe Kovacic, che assumeva la Presidenza di questo Comitato formato dai più attivi Blandino Vittorio, Mondon Cesare e Bosco Pierino “Maiorca” ed altri partigiani. Le riunioni del Comitato si svolgevano ad Alpignano a casa di Pino Monfrino o da Vittorio Blandino a Villardora.”
Nel 1954, il Comitato cui accenna il manoscritto si rende promotore di una sottoscrizione popolare per  costruire un nuovo monumento al colle del Lys in ricordo dei caduti. Il progetto, affidato allo studio dell’architetto torinese Franco Berlanda, prevede la costruzione di “una torre circolare e in mattoni, alta mt. 7,80 con diametro di 1,80”. La scelta della torre, secondo quanto scrive Vittorio Blandino in una lettera alle amministrazioni comunali della zona, è intesa come omaggio alle tradizioni storiche della val di Susa.
Il monumento fu eretto sul terreno della Provincia che con Delibera donò il medesimo al Comitato Promotore. Presidente della Provincia era il prof. Giuseppe Grosso. Il monumento fu eretto con il contributo di vari Enti, Partigiani, Direzioni di fabbriche, vari personaggi e le famiglie dei Caduti: Fiat, SNIA Viscosa, Lancia, Nebbiolo, Philips ecc. Valletta, parroci, istituti bancari C.R.T. e San Paolo. […] Il monumento in sostituzione del Cippo, che ricordava i Caduti della 17^ Brigata venne progettato sempre con il medesimo intento sopra indicato, ossia ad opera dei promotori della 17^ brigata per i suoi Caduti. Durante i lavori il Comitato promotore [decise n.d.r.] di dedicare il monumento ai 2000 e più Caduti partigiani delle quattro valli: Lanzo, Susa, Sangone e Chisone come ricorda la locandina che annunciava l’inaugurazione l’11 settembre 1955 alla presenza dell’oratore prof. Grosso e S.E. Domenico Riccardo Peretti Griva – Primo Presidente onorario di Corte di Cassazione. Per sensibilizzare maggiormente la costruzione del monumento si tenne un grande raduno Partigiano il 4 luglio 1954. D’ora in poi le manifestazioni si susseguiranno sempre alla prima domenica di luglio, con grande successo per la partecipazione dei Partigiani, Civili militari ed Istituzioni.”
Nel rivestimento della torre l’architetto Berlanda inserisce le mattonelle bianche che recano scritti i nomi dei caduti e, in tre nicchie, rilievi in bronzo realizzati dall’artista Mino Rosso, intitolati “La morte del partigiano”, “La cattura dei nazisti” e “L’unità fra la popolazione civile e i partigiani”. Mentre il Comitato assume la denominazione di Comitato Resistenza Colle del Lys, all’appuntamento commemorativo fissato per la prima domenica di luglio in ricordo della strage del 1944 partecipano varie sezioni dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI) del Piemonte, della Lombardia e della Liguria, così come delegazioni straniere provenienti dalla Francia, dalla Jugoslavia e dalla Cecoslovacchia. Alla tribuna, si avvicendano oratori come Norberto Bobbio nel 1960, Giancarlo Pajetta nel 1966, Giorgio Amendola nel 1971 e Antonio Giolitti nel 1974.
Il Comitato in seguito venne presieduto dall’on. Piero Passoni, primo prefetto di Torino dopo la Liberazione, da Mussa Ivaldi prof. Carlo, i membri attivi, come sempre sono Pino Monfrino (vice presidente ed animatore) segretario ed amministratore Vittorio Blandino fino al 1967. Dal 1967 al 1974 assumeva l’incarico di segretario ed amministratore Elio Chiarbonello. In questi anni il Comitato si allargò per esigenze organizzative e rappresentative delle quattro formazioni: G.L., Garibaldi, Autonomi e Matteotti. Nel 1970 troviamo due presidenti: Natale Rolando e Giuseppe Kovacic. Dal 1971 la Presidenza venne assunta dal presidente dell’ANPI provinciale avvocato Vittorio Negro. Con la presidenza Negro entrarono a far parte del Comitato vari Partigiani: Matteo Maritano, Mario Castagno, Nino Vangelista, Vito Bonadies, lavarino ed altri partigiani della zona ovest di Torino con sede in piazza Arbarello – Torino. Successivamente la sede viene spostata ad Alpignano nella sede dell’ANPI anche per motivi logistici. Dal 1975 assumeva l’incarico della Segreteria e Amministrazione Vito Bonadies, nello stesso anno inizia un lavoro attivo per coinvolgere più partigiani e tutte le sezioni dell’ANPI delle quattro valli in particolare quella di Susa e della zona ovest di Torino. Infatti con tutti i membri del Comitato Presidente Vittorio Negro oltre ad organizzare la tradizionale manifestazione il 6/7/1975 al colle del Lys dove ebbe inizio una grande sottoscrizione fra tutti i partecipanti e tutte le sezioni ANPI, in previsione della ricostruzione dell’attuale monumento, che si era reso necessario in quanto i danni estetici arrecati dalle intemperie atmosferiche della montagna, che richiedeva la ricostruzione.”
Per rilanciare la sottoscrizione, il 5 ottobre 1975 si allestisce al colle del Lys una manifestazione straordinaria, che vede la presenza come oratore del Presidente della Camera Sandro Pertini. L’anno seguente, il Comitato completa la raccolta fondi così che la torre può essere rivestita con pietre raccolte nel greto dei torrenti Stura di Lanzo, Dora Riparia, Sangone e Chisone, basata su calcestruzzo ricoperto da una lastra di pietra e circondata da una cancellata in ferro battuto. Per indicazione della Provincia, viene  installato un impianto di protezione contro i fulmini.
Nel 1977, al termine della ristrutturazione della torre, il Comitato effettua un’approfondita ricerca storica sulle formazioni partigiane che hanno operato nelle quattro valli, 
considerate area omogenea per ragioni ambientali e storiche. L’accurato controllo del numero dei caduti – comprensivo dei partigiani combattenti morti durante le azioni o passati per le armi dopo la cattura, dei civili uccisi durante le rappresaglie e i rastrellamenti, dei deportati e degli internati periti nei campi di concentramento – porta al totale di 2024, 718 dei quali attribuiti alla val di Susa, 704 alle valli di Lanzo, 422 alla val Sangone e 180 alla val Chisone. Sulla balaustra in ferro che contorna il monumento, opera di Mario Castagno, sono riportati sia i nomi di tutte le formazioni partigiane operanti nelle quattro vallate sia il numero dei caduti, valle per valle e  formazione per formazione. “Ad opera del Presidente Vittorio Negro il 1985 venne pubblicato in un opuscolo le mozioni dei Sindaci delle quattro valli in occasione della manifestazione dei 40 anni della Liberazione, dal 1975 al 1984. Distribuito durante la manifestazione del 1985 ai Sindaci e presidenti delle Comunità ed inviate ai non presenti. Negli anni dal 1979 al 1985 le riunioni si spostano a Rivoli per maggiormente coinvolgere la zona ovest. Infatti troviamo fra i componenti il Comitato altri partigiani della valle: Bruno Carli, Nello Farina, Bino Genova, Carlo Mastri, Ivo Balboni. Il 14/2/1986 per motivi strettamente personali il presidente Vittorio Negro rassegna le dimissioni. Il 10/3/1986 Il Comitato si riunisce a Rivoli con la partecipazione del presidente dell’ANPI regionale Isacco Nahoum “Milan”, il quale viene eletto Presidente del Comitato, però con riserva di mantenere l’incarico solo per un anno per i suoi molteplici impegni. Nella stessa ri
unione vengono eletti Vicepresidenti Cesare Mondon e Carlo Mastri, segretario Nello Farina, responsabile amministrativo Vito Bonadies, revisore dei conti: Albino Genova, Ivo Balboni e Vincenzo Marino. Il Comitato dopo attenta valutazione ha coinvolto maggiormente Carlo Mastri nominandolo Presidente nel 1987 in quanto molto attivo politicamente quale convinto antifascista e molto sensibile ai valori della Resistenza.”
Nel giugno del 1986, il presidente del Comitato Isacco Nahoum chiede alla Provincia di Torino di assumere la proprietà perpetua del monumento per garantire ogni cura. Due anni più tardi, la Giunta provinciale delibera quindi “di prendere in carico il Monumento e contestualmente il possesso del medesimo, con riferimento alla proposta del Comitato Colle del Lys, che, pertanto, rinuncia a qualsiasi forma di indennizzo.” L’atto precisa che la Provincia s’impegna ad assumersi tutti gli oneri e ad accollarsi in particolare tutte le spese relative alla manutenzione e alla conservazione della torre, in considerazione del grande significato di questo “segno di memoria”.

“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”

Sandro Pertini, Ex Presidente della Repubblica Italiana

“I partigiani erano per lo piú bravi ragazzi e che come tali avevano dei brutti difetti.”

Beppe Fenoglio, Scrittore

“La Resistenza non fu un fenomeno militare, come erroneamente si crede. Fu un movimento politico, democratico e civile straordinario. Una presa di coscienza politica che riguardò anche le donne.”

Lidia Menapace, Politica

 

 

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