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Strage del 2 Luglio

Un colpo di fucile seguito da una raffica di mitra fu il segnale di allarme che un gruppo di partigiani della 17° Brigata Garibaldi “Felice Cima”, dislocato all’imboccatura della valle di Rubiana, lanciò alle luci dell’alba del 2 luglio 1944.
Stava infatti iniziando uno dei più feroci rastrellamenti contro i partigiani garibaldini dislocati nella zona del colle del Lys, ad opera di un migliaio di soldati tedeschi e fascisti, che risalivano la strada con autoblindo e motociclette armate di mitragliatrici. I partigiani non riuscirono a contenere l’attacco e dovettero ripiegare.
La maggior parte riuscì a sottrarsi alla cattura, disperdendosi e trovando salvezza nei boschi, negli anfratti della montagna, nella nebbia.
Ma non tutti. Trentadue furono i caduti, nove garibaldini furono uccisi in combattimento e ventitrè, alcuni dei quali appena aggregati alla Brigata, furono catturati, seviziati e trucidati. 
fossa
Solamente due giorni dopo, a rastrellamento concluso, alcuni partigiani, aiutati dai contadini, dai margari e dai due parroci della zona, don Evasio Lavagno e don Stefano Mellano, poterono ricomporre le salme e seppellirle in una fosse comune, lungo la strada che congiunge il colle del Lys con Niquidetto.

 

 

 

I 23 partigiani ritrovati sul versante di Viù:

 

I 9 partigiani ritrovati sul versante di Rubiana:
  • Canissano Natale
  • Mondiglio Riccardo
  • Raiteri Josè
  • Akobja Bocij
  • Bakokasvili Pirus
  • Gogolisvili Georgij
  • Kuprejsvili Aleksandr
  • Namdzejsvili Sota
  • Popansvili Georgij

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